costi della politica

16 Settembre 2012


La politica, come qualsiasi altra attività umana, se svolta con competenza e passione è onerosa in termini di tempo ed è giusto che la collettività "paghi" questo tempo ai politici che si dedicano allo svolgimento della loro funzione. Se non fosse così potrebbero dedicarsi alla politica solo le persone benestanti che non necessitano di lavorare.

La politica, anche la più onesta e cristallina, è onerosa anche in termini economici poiché per convincere la pubblica opinione della bontà delle nostre idee, abbiamo bisogno di diffonderle mediante tutti i media, dalla radio alla televisione, dai giornali ad internet. Abbiamo anche bisogno di una struttura di persone che si dedichi a tale scopo, e sono i partiti politici. E' giusto che la collettività "paghi" queste spese altrimenti lo faranno o le persone estremamente ricche o i poteri forti, in ogni casi snaturando la natura democratica della politica.

Col termine i "costi dell'attività politica" intendo i costi del funzionamento dei partiti, dell' organizzazione di convegni e manifestazioni, della stampa di volantini e delle campagne mediatiche finalizzate a promuovere le idee dei partiti. Intendo gli aiuti a quei giornali d'opinione che pur avendo una certa tiratura (vera ed accertata) non potrebbero sostenersi solo con le regole del mercato pubblicitario. Tra i costi del funzionamento dei partiti posso includere le spese per l'affitto di un numero di sedi in proporzione ai voti di ciascun partito e, magari, per il pagamento del traffico telefonico e di internet di ciascuna sede. Posso anche includere lo stipendio di un certo numero di funzionari, sempre in numero proporzionale ai voti di ciascun partito.

Purtroppo è evidente a tutti che oggi il ceto politico, per mezzo delle leggi che fa, non pretende dalla collettività solo un rimborso della propria azione politica ma, spesso e volentieri, l'arricchimento personale e il mantenimento della famiglia e del clan.

Infatti gli scandali venuti a galla sulla gestione dei fondi dei partiti e dei gruppi consigliari hanno messo in luce gli illeciti guadagni personali, la vita da nababbi, gli investimenti in paesi esotici, l'acquisto di diamanti e lingotti d'oro, la sponsorizzazione di iniziative pseudo politiche o pseudo culturali che in realtà servono solo a ricompensare tutto un sottobosco di portaborse, politicanti di basso livello, nani e ballerine il cui unico scopo è mantenere "forte" nell'elettorato dei vari livelli amministrativi l' immagine dei politici.

I politici alimentano in questo modo l'esistenza di uno ceto sociale che non solo è praticamente improduttivo ma spesso è anche contiguo alla delinquenza, e talvolta ne è addirittura parte integrante. Un ceto che, avanzando nella società non grazie ai propri meriti ma alla protezione del politico, è esente dalle regole della meritocrazia e quindi inevitabilmente danneggia le realtà sane che, invece, si basano sul proprio valore e sulla leale concorrenza.

Quindi attualmente possiamo dire che noi cittadini non paghiamo solo i ma molto di più, i "costi dell'azione politica" ma i "costi della classe politica"!

Io non voglio pił pagare i "costi della classe politica" ma solo i "costi dell'attività politica".

Inoltre sono disposto a pagarli solo a patto che:

  1. lo Stato non dia più soldi ai partiti ma paghi direttamente fatture, bollette e stipendi.
  2. la vita interna dei partiti sia certificata in quanto a democraticità delle decisioni scelte ad ogni livello. Sono infatti disposto a finanziare il funzionamento dei partiti la cui azione politica è la sintesi dei desideri degli iscritti e dei simpatizzanti ma non le attività di quei partiti che in realtà sono solo casse di risonanza della volontà del loro capo, partiti nei quali le decisioni calano tutte e solo dall'alto.